DISABILITA’. HI TECH MA ECONOMICHE: LE INVENZIONI CHE MIGLIORANO LA VITA

Dal braccio meccanico che aiuta nei movimenti al telecomando che controlla gli elettrodomestici in casa. Nell’ultimo numero del mensile SuperAbile Inail le idee tecnologiche e alla portata di tutti, pensate per semplificare la vita delle persone con disabilita’.
ROMA – Supertecnologiche ma economiche, e soprattutto pensate insieme alle persone che devono usufruirne. Sono le innovazioni che migliorano la vita dei disabili. Ausili a basso costo e ad alta specializzazione, realizzati da gruppi di professionisti e di persone disabili, che riescono con semplicita’ a risolvere i problemi legati alla quotidianita’. A loro e’ dedicata l’inchiesta del numero di maggio di SuperAbile Inail.

Da Tina la robottina a Mando: cosi’ si semplifica la vita delle persone con disabilita’. Se all’inizio gli ausili per disabili erano soprattutto fai da te, pensati in casa dai familiari per aiutare il parente in difficolta’, oggi sono gruppi di designers e progettisti che si dedicano allo studio di queste nuove tecnologie. E nell’inchiesta di Michela Trigari e Antonio Storto, sono tante e diverse le esperienze raccolte. Si parte da Torino dove il consorzio Kairos, ha dato vita ad Hackability, la prima gara “non competitiva” per la realizzazione di strumenti innovativi a basso costo ma ad alta tecnologia. Un mese dopo, le idee emerse sono state trasformate in sei prototipi pronti a soddisfare altrettante esigenze personali. Tra queste c’e’ “Tina la robottina”, un braccio meccanico pensato per aiutare Giulia, una ragazza di 13 anni che si sposta in carrozzina elettrica per via dell’artogriposi, una malattia rara che le impedisce di usare braccia e gambe e la costringe su una carrozzina elettrica. Ai progettisti del Fablab di Torino Giulia ha chiesto di realizzare un marchingegno che le consentisse di mangiare in autonomia, senza sentirsi troppo osservata da amici e familiari.

E nata cosi’”Tina la robottina”, che e’ stata poi installata direttamente su un lato della sedia a ruote, e ora le consente di eseguire una serie di movimenti molto precisi. C’e’ poi “Movitron” un carillon geolocalizzante nato per rispondere alle esigenze di Samuele, un bambino cieco dalla nascita che per camminare ha bisogno di un corrimano dotato di sensori di movimento, messo a punto dalla Lega del Filo d’oro. Il problema, come spiega il padre Andrea “e’ che l’apparecchio e’ troppo pesante per essere spostato”. La risposta e’ stata questo speciale carillon che, inserito in una scatolina, puo’ essere trasportato pressoche’ ovunque.

Tra le altre idee messe a punto c’e’ “Mando”, un telecomando universale che, grazie all’uso combinato di infrarossi e radiofrequenze, puo’ controllare in remoto ogni tipo di elettrodomestico e apparecchio radiotelevisivo; “Manipola”, una manovella da forno per non vedenti con i simboli posti in rilievo, e una plancia ergonomica che, grazie alle fessure per le mani, permette alle persone con disabilita’ motoria di spostarsi dalla carrozzina al sedile della macchina. Idee innovative sono state presentate anche al Maker Faire di Roma, un concorso dedicato agli artigiani digitali. Tra gli ausili pensati per la disabilita’ la protesi in plastica 3D realizzata dal Fablab di Genova per una bambina senza una mano e il prototipo di un braccio azionato dagli impulsi celebrali attraverso un caschetto wireless.

E poi ancora: Too Wheels una sedia a ruote da auto-costruire pensata per gli amanti dello sport. Tutte soluzioni realizzabili spendendo al massimo poche centinaia di euro. Una mano robotica per ricominciare. Anche la copertina del magazine e’ dedicata a un’innovazione tecnologica: Softhand, la prima mano robotica sensibile, tutta made in Italy. Un progetto di tecnologia avanzata, realizzato grazie alla collaborazione tra l’Inail e l’Istituto italiano di tecnologia. Precisa nei movimenti, proprio come se fosse vera, la mano artificiale sara’ disponibile a partire dal 2017, alla fine della fase di sperimentazione con i pazienti del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio. Ma il suo prototipo e’ gia’ stato testato con successo da Marco Zambelli, un invalido Inail, amputato a un braccio all’eta’ di 15 anni, in seguito a un infortunio sul lavoro come operaio. Da circa quattro mesi il sessantenne e’ il collaudatore ufficiale di SoftHand. “Ho perso un braccio quando ero poco piu’ di un ragazzino, di conseguenza le protesi hanno sempre fatto parte della mia vita – afferma –. Ma solo oggi torno a vivere come se avessi di nuovo entrambe le mani”.

Fonte: redattoresociale.it

25/05/15 4:52 PM , da admin